Go to Top

IL MONASTERO DI SEYDNAYA : QUANDO IL DESIDERIO DI UN FIGLIO DIVENTA PREGHIERA

In lingua siriaca Seydnaya significa “Signora della caccia”.

In quel luogo dicono che Noè piantò la prima vite dopo il diluvio universale e che l’imperatore Giustiniano, mentre era a caccia di cervi, vide per ben due volte una donna avvolta da un velo bianco. È lui che volle costruire un monastero dedicato alla Madonna e l’affidò alle monache che fecero giungere da Gerusalemme un’icona di Maria attribuita addirittura al pennello di San Luca.

Ora con la guerra non so quel luogo cos’è diventato, ma per me rimarrà sempre il Monastero delle madri, di quelle che hanno avuto i figli e di quelle con che non ci sono riuscite.

Quando ci andai io, si aggiravano silenziose monache vestite di nero e velate da sembrare donne arabe soggette a regimi integralisti ma lì era un’altra cosa, lì era religione, lì era scelta di vita…. era chiamata da sussurri divini. Si sentivano i canti sospesi nell’aria di voci femminili. Sentivi insieme a queste voci celestiali i fruscii delle sottane. Cielo, terra, luce bianca delle pietre, buio delle stanze chiuse. Mentre percorrevo il porticato del convento, vidi una donna con gli occhi azzurri stendere la biancheria che emanava un intenso profumo di sapone all’Alloro.

Seydnaya era il luogo femminile per eccellenza.  Qui donne cristiane, mussulmane venivano a chiedere alla Madonna la grazie di avere un figlio.

Anch’io chiesi.

Passeggiando tra le mura a un certo punto una monaca dal volto rotondo e candido ci chiamò e ci fece accomodare nelle sale delle Icone. Un odore violento d’incenso ci invase. Nella penombra si riusciva a vedere a malapena gli innumerevoli dipinti antichi appesi alle pareti grazie alla luce di qualche candela. Al centro c’era un piccolo altare, con appoggiata una Madonna dipinta da uno dei discepoli di Cristo. Era veramente dipinta da Luca? Era poco importante davanti alla forza di tutte le preghiere d’innumerevoli generazioni di donne che s’intrecciavano e si riconoscevano. Tra i prodigi più importanti dell’immagine vi era l’essudazione di un liquido oleoso e profumato che si raccoglieva sotto l’immagine e che le Monache distribuivano alle donne per la santificazione dei loro grembi. Dentro quella magica stanza si sentiva un vociare di lingue che insieme con la mia, s’immettevano dentro un’onda che saliva fino al cielo color oro.

A Seydnaya anche il cielo era color oro.

La monaca vicino a noi aspettò la fine delle nostre preghiere, pregava anche lei guardandoci con un sorriso. Poi ci donò un sacchetto con i grani d’incenso e un pezzo di cotone con l’essudato del quadro santo. Dovevo entrare dentro di me e chiedere, dovevo entrare dentro di mio utero vuoto e chiedere un figlio e invece prima di uscire emerse un’unica preghiera: “ Madonna!!!  qui al mio fianco…. la mia amica….. abbine cura”.

Uscimmo con riverenza e silenzio e ci rimettemmo le scarpe. Guardai il cielo, non chiesi un figlio, ma diventai madre.

Si è madri quando ci si dimentica di sé per occuparsi di qualcun altro.

Si è madri delle nostre madri quando invecchiano,

si è madri delle nostre sorelle quando piangono,

si è madri delle nostre amiche quando si ammalano.

Quel giorno ci sarei stata ancora in quella stanza buia piena di Icone perché mi sembrava si stare dentro un abbraccio infinito di mamme.

CS