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L’OROLOGIO BIOLOGICO QUESTA VOLTA BATTE PER ME

Ho spento il telefono con lo sguardo fisso nel vuoto. La mia migliore amica mi ha appena invitato al battesimo del suo piccino e mi ha chiesto di fare da madrina cinque mesi prima perché sa che sono sempre piena d’impegni: lavoro, viaggi, volontariato, corsi di tutti i tipi. Ho preso l’agenda lo scrivo e tic…. lo sento…. tac….. lo sento ancora…. Tic-tac, tic-tac, tic-tac dentro le viscere. Una lancetta appuntita che a ogni oscillare ferisce. Tic-tac…. Tic-tac!!!! Il meccanismo è partito.

Lo sapevo che alla fine sarebbe arrivato. Pensavo che con il nuovo incarico in ufficio, con il percorso di psicoterapia ogni cosa fosse sotto controllo invece, tutto è crollato. Le viscere hanno iniziato la loro danza. Danzano al ritmo dei miei ormoni, danzano su canti antichi di madri, di mia madre, danzano su melodie di desiderio che arrivano fino ai capezzoli.

All’inizio avevo cominciato a sentirlo ogni tanto quando vedevo una donna incinta, oppure una pubblicità di una mamma durante l’allattamento ma ora, man mano che passa il tempo lo sento sempre più spesso, sempre più forte, sempre più penetrante.  Alla sera quando vado a dormire, non l’avevo mai sentito e ora…. Tic-tac… tic- tac….

Sono arrivata al punto di evitare le amiche che hanno bambini: troppo dolore! I miei genitori mi scrutano con quello sguardo misto di compassione e preoccupazione. Sono di un’altra generazione loro, una generazione dove l’assenza di un figlio era una stranezza o una malattia. Vedo il mio compagno assorto nei suoi pensieri e ho paura che stia pensando a quella mancanza che ormai non ha più neanche un nome.

E poi c’è quella camera vuota che è diventata un ripostiglio di cose che raccontano della mia vita, della nostra vita, delle nostre passioni, delle nostre innumerevoli attività alcune fatte apposta per riempire vuoti. Ma nessuno lo dice, guai a dirlo!!

Mi tormento in continuazione penso che alla fine non potrò mai essere completa, è la mia pancia che lo dice e non posso, non riesco a farla tacere. Sorrido, sorrido sempre, danzo allo sfinimento perché comunque la vita è bella anche senza di loro: i figli! Non ne sono convinta ma la vita è bella, per forza che è bella.

Arrivo alle ultime stazioni stremata dal ticchettio continuo di questo maledetto orologio biologico e comincio a cercare un senso. E quel senso alla fine arriva mentre annaspo in quella stanza vuota da anni e trovo foto, volti, amici, ricordi.

Trovo il mio essere figlia che ha un senso, il mio essere sorella che ha un senso, il mio essere buona compagna anche se sterile, il mio essere amica, nipote, cugina, il mio essere zia, il mio essere padrona del mio cane fedele.

Quanti esseri sono?? Ora lo vedo.

Ne manca uno, il mio essere madre; è andata così! Ma sono e posso essere madre in ogni relazione della mia vita, nella consapevolezza, nella sincerità, nel prendermi cura delle persone che mi circondano senza pianti, urla, giochi, sorrisi, compiti, merende di bambini che crescono.

Non conoscerò mai cosa significa essere madre, ma le madri, prese dalle loro fatiche e responsabilità quotidiane, non sapranno mai cosa vuol dire diventare vecchia con la fatica di non aver avuto figli!

C.S