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MARIA: LA METAMORFOSI DI UNA DEA MADRE

Maria, la madre di Cristo, è stata sicuramente une delle figure più avvincenti della cultura europea; non la sua vita, ma la sua immagine ha avuto effetti potenti nella storia e nella mentalità occidentale cristiana.

Nelle diverse rappresentazioni della maternità mariane si possono trovare delle risposte su come l’identità femminile si sia modificata nei secoli, quali sono state le forze a provocare tali cambiamenti e quali sono stati invece gli elementi ripresi dal passato, dalle rappresentazioni delle Dee Madri, che hanno sfidato il tempo celando un potere femminile non totalmente riconosciuto.

Le Grandi Madri

Le Grandi Madri, sono state da sempre il simbolo di un “eterno femmineo” sacro e in quanto sacre hanno annullato il tempo, fissando l’evento di mettere al mondo in un perenne gesto di creatività, accoglimento e nutrimento.

Venerate e celebrate perchè portatrici di sogni, speranze e nostalgie delle nostre antenate nell’era pre-patriarcale, di loro rimangono solo testimonianze archeologiche di statue che solitamente hanno ventri molto ampi, seni prosperosi, e, spesso volti di animale. L’uomo in queste rappresentazioni, se compare, è rappresentato esclusivamente sotto le spoglie del figlio, seduto sul grembo oppure attaccato al seno. Quest’ultimo sarà uno degli elementi che ritornerà anche nella rappresentazione mariana.

Le Grandi Madri, dee della fecondità le troviamo nell’olimpo greco: Gaia, Rea, Era, Demetra; nell’antico Egitto e nelle regioni ellenistiche con Iside, Ishtar presso gli assiro-babilonesi, Astart presso i fenici e Kali presso gli indiani.

Diversi studiosi suppongono che le immagini della Madonna lactans nate nel VI sec. discendano direttamente dalle rappresentazioni della Grande Madre Iside. In questo periodo esse si compenetrano in un’unica rappresentazione. Maria raccoglie l’eredità egizia e la sua adorazione è una logica prosecuzione del culto di Iside. Di fatto, queste rappresentazioni mariane sono ancora intrise di elementi pagani: sono materiche nella forma, hanno corpi tozzi, gambe leggermente divaricate e piantate possentemente sul terreno e una severa frontalità tipica delle divinità arcaiche. Manca quasi completamente l’espressione del viso, così come la gestualità del corpo. Lo sguardo non ha niente di dolce, è fisso nel vuoto come quello della sfinge.

Quindi, l’immagine della Madre, attraverso il processo di ellenizzazione raggiunge una tale forza, che la religione cristiana non può fare a meno di assumerla nel proprio bagaglio iconografico.

Tali raffigurazioni mettono ancora in luce la forza vitale della donna, in quanto la religione dell’epoca è più complessa, non separa interno ed esterno, anima e corpo, spirito e sensi. L’uomo non teme ancora la femmina legata alla Terra, alla sua potenza generatrice e nutrice. Successivamente, la grande dea-Maria è gradualmente trasformata, in un percorso parallelo alla natura che cede il posto alla cultura, di dominio esclusivamente maschile.

Alcuni antropologi collocano l’inizio di questa divisione natura/cultura nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento. Nell’Antico Testamento l’origine degli individui avviene attraverso l’unione tra madre e padre. Nel pentateuco la concupiscenza è un segno positivo di fertilità, di ricchezza e di benevolenza divina. L’interpretazione del Nuovo Testamento, enfatizzando la verginità di Maria, da alla concupiscenza valenza negativa e così facendo contrappone l’ordine divino dall’ordine sociale. Tra natura e cultura, tra sociale e divino, tra il padre e la madre si crea un’inevitabile frattura.

La prima ripercussione di tale rottura si manifesta togliendo alla donna il controllo della fertilità. Nella cultura ellenica, da Aristotele in poi, tali teorie vengono confermate anche sul piano così detto scientifico.

La donna diventa esclusivamente un contenitore, e il bimbo che porta in grembo è generato esclusivamente dall’uomo o in questo caso da Dio. La donna perde la sua potenza, le sue radici con la Terra.

Ma gli archetipi a volte viaggiano per strade nascoste, parallele … ma nascoste e, come abbiamo visto prima con le immagini di Iside e Maria, qualcosa rimane vivo, si trasforma, si plasma ai desideri degli uomini ma continua a pulsare.

Man mano che andiamo avanti nella storia, Maria si abbellisce, il volto assume lineamenti più fini, le membra sono più arcuate, i gesti più aggraziati e il corpo è avvolto in vesti spesso molte preziose, …tutti elementi in antitesi con le sculture materiche precedenti.

Ma il mondo delle rappresentazioni non risponde soltanto al desiderio di bello stile, di forme e di colore. Come sosteneva Jung “ le immagini esprimono il nostro inconscio individuale e collettivo” quindi le iconografie fanno da tramite tra la componente istintuale, razionale e la componente sociale.

Nel Medioevo

Nelle raffigurazioni troviamo, oltre al piacere estetico, un’esigenza di contatto con la vita. La figura di Maria si umanizza, s’immerge nella dimensione sociale perdendo via, via la dimensione biologica e del mito. Dal medioevo in poi, Maria è tra le donne, ed è espressione dei vissuti delle donne. La madre di Nazareth ha vissuto in prima persona i rischi del parto e sa cosa significa essere incinta, dunque merita grande fiducia.

Le donne medioevali, dove la gravidanza e il parto costituisce un grande pericolo, si rivolgono in primo luogo alla Madre di Dio. Il ruolo di Maria come sacra levatrice è documentato da fonti che vanno dall’alto medioevo alla prima metà dell’epoca moderna. Le levatrici distribuiscono immagini mariane intorno al letto e sul corpo delle partorienti per essere certi della sua benevolenza.

Ovviamente le istruzioni teologiche pongono dei limiti rigidi sulla naturalità del parto di Maria, i religiosi hanno i loro problemi con il basso ventre dalle Madonna.

L’Annunciazione del Beato Angelico (entro il 1435) Particolare

Come abbiamo visto prima la componente irrazionale, biologica viene man mano eliminata, quindi il parto di Maria avviene senza dolore, senza sangue, senza fatica in quanto tali elementi riporterebbero la donna alla potenza generatrice, …la riporterebbero alla forza della Terra. Il parto doloroso rimane riservato alle donne macchiate dalla colpa di Eva. Di conseguenza, nelle realizzazioni iconografiche gli artisti si mostravano molto più aperti al puerperio e allattamento, perché focalizzano l’attenzione sul rapporto tra madre e figlio eliminando il potere e l’imbarazzo.

Nel Rinascimento

Successivamente, in pieno Rinascimento, dove la bellezza e la cultura risultano essere caratteristiche tipiche di santità, Maria diventa sempre più bella e soprattutto si intellettualizza, sa leggere e scrivere.

Numerosi sono gli artisti che dipingono la Madonna con il libro in mano.Nell’Annunciazione del Leonardo e del Beato Angelico, l’angelo sorprende Maria mentre sta leggendo e nella Madonna del Magnificat di Sandro Botticelli, l’autore parte dal presupposto che sia proprio Maria a scrivere il suo inno che monaci e chierici recitano ogni giorno.

Con la Riforma Protestante, nella metà del ‘500, i diversi riferimenti simbolici entrano in crisi compreso il culto mariano, così la figura di Maria continua a modificare i propri contorni, fino a quasi sparire totalmente. Nell’illuminismo, infatti, con l’adorazione smisurata della ragione, le forza di attrazione che esercitano le immagini di Maria, come tutte le rappresentazioni religiose, vengono meno. Gli artisti cominciano a operare in una società più laica e con minore dipendenza dalla committenza ecclesiastica.

Nell’epoca moderna

Paul Gauguin, lA ORANA MARIA, 1891

Nei secoli successivi, gli artisti, nelle loro rappresentazioni femminili simboliche, recuperano immagini dall’antico paganesimo in quanto convinti di riuscire a esprimere maggiori emozioni. Tipico esempio di questo fenomeno sono le famose sculture di Henry Moore che riprendono la compattezza della materia primitiva. a rappresentazione di Maria esce dai luoghi sacri e cerca di trovare una dimensione spirituale nella vita e nei sentimenti di tutti i giorni.

Ad esempio Gauguin nel suo celebre quadro “Ia orana Maria” porta la Madonna nell’ambiente selvaggio di Tahiti da lui tanto amato, e Edvard Much nel suo quadro “Madonna” carica l’immagine di Maria di un erotismo mai apparso prima.

Durante gli anni della contestazione, nei fenomeni artistici contemporanei, Maria viene rappresenta in jeans e maglietta, in ogni caso non costituisce più un tema per la letteratura e per l’arte.                 

E oggi?

Oggi che tipo di rappresentazione avrebbe questa donna diplomatica, che fa da tramite tra il cielo e la terra, e che continua a modificarsi in base al volere culturale degli uomini?

Come dovrebbe trasformarsi la rappresentazione di questa Grande Madre per soddisfare e rappresentare il nostro femmineo?

Anche se non ne abbiamo cura dobbiamo sapere che i contenuti di fede sono indistruttibili e gli archetipi sono in grado di emergere in epoche prive di miti come quella odierna, in forme ed espressioni completamente inaspettate. Nelle antiche grandi madri c’era il profondo legame con la natura, quella natura che poi racchiudeva il collegamento con il divino. C’è qualche immagine oggi che può rappresentare questo profondo mistero?

Forse dovrebbe essere una figura che esca dalla produzione simbolica maschile, e che ritorni all’origine, alla semplicità, enfatizzando la potenza rispetto al potere, la creatività rispetto alla distruzione e la separazione. Adrienne Rich nel suo libro “Nato di donna” dice che “tutta la vita umana sul nostro pianeta nasce da una donna” e che la mente maschile è storicamente stata ossessionata dal riconoscere questo; così facendo “nel regime patriarcale, il potenziale femminile è stato letteralmente massacrato proprio sull’altare della maternità”.

Forse d’immagini oggi non ne abbiamo bisogno, ma l’eterno femmineo andrebbe ricercato dentro ognuna di noi, risvegliando quella potenza celata che molti artisti hanno saputo scorgere nelle diverse rappresentazioni sacre. Marcela Serrano, in uno dei suoi romanzi, conclude dicendo: “Alla fine, Ana, il nostro compito, il compito di noi donne, è quello di dare alla luce dei figli e di chiudere gli occhi di chi muore. Esattamente i due ruoli chiave dell’esistenza. Come se in realtà la storia dipendesse dalle nostre mani”……. Cerchiamo di esserne consapevoli, perchè questa consapevolezza può ridarci la forza e la sacralità delle nostre antenate!

C.S.

Bibliografia:

  • Klaus Schreiner, Vergine, madre, regina, Donzelli editore, 1995
  • Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti editore, 1993
  • Marcela Serrano, Noi che ci vogliamo così bene, Feltrinelli editore, 1991