Go to Top

Perché in menopausa possono comparire o peggiorare piccoli problemi d’incontinenza e di prolasso

 

Intorno ai 50 anni l’ovaio comincia ad esaurire il suo patrimonio di cellule riproduttive: gli ovociti. Tali cellule producono “estrogeni”, progesterone e altre cellule dette di Leydig che producono principalmente testosterone.

Diversi studi attribuiscono agli estrogeni importanti ruoli non solo nella funzione sessuale, ma anche sul mantenimento in salute del tessuto osseo, del sistema nervoso, del sistema gastroenterico e del sistema vascolare e cutaneo.

Il calo degli estrogeni in menopausa crea una serie di cambiamenti in senso atrofico e distrofico in molte delle strutture del pavimento pelvico.

La vagina è l’organo che ha maggiori recettori per gli estrogeni; considerato però che

l’uretra e la vescica hanno la stessa origine embrionale della vagina distale, essi risultano anch’essi elevati recettori estrogenici.

Infatti l’epitelio che riveste l’uretra ed il collo vescicale è differente da quello che riveste la restante parte della vescica che, a sua volta, è invece identica a quelle delle vie escretrici superiori. Ne consegue che tutto quel

it.wikipedia.org/wiki/Henry Vandyke Carter”

lo che accade nella vagina quando mancano gli estrogeni si riflette anche nell’uretra. È per tale motivo che    nel periodo post menopausale si possono verificare forme di cistite recidivante.

 

Ma i recettori per gli estrogeni sono presenti anche al livello delle “strutture di sostegno”, come i legamenti utero-sacrali, il muscolo elevatore dell’ano, la fascia pubo-cervicale e il legamento rotondo dell’utero.

Inoltre gli estrogeni svolgono un importante ruolo nell’incremento della vascolarizzazione peri-uretrale (importante nel controllo della pressione durante la chiusura dell’uretra).

I sintomi a livello del pavimento pelvico legati al calo estrogenico sono dovuti anche alla riduzione quantitativa e qualitativa delle fibre di collagene.

Va da sé che con le modifiche fisiologiche della menopausa di cui si è detto, ancora di più se assieme a situazioni di predisposizione genetica o in caso di gravidanze e parti multipli o se si è sollecitato molto il piano perineale con attività sportive impattanti, ci possono essere problemi d’incontinenza da sforzo o prolassi di diverso grado e genere (utero, vescica, vagina e retto).

 

Cosa fare?

Studi recenti hanno dimostrato che la terapia estrogenica orale o locale non ha nessun effetto sull’IUS (incontinenza urinaria da sforzo), mentre migliora i sintomi dell’incontinenza da urgenza e la frequenza minzionale. Per la IUS di grado lieve e moderato, la riabilitazione pelvi perineale e il rinforzo delle strutture muscolari periuretrali possono essere quindi la scelta terapeutica migliore. [1]

Questo vale anche per problemi di prolasso di lieve e media entità.

Una nuova proposta terapeutica per i problemi perineali è il laser. Ne esistono due tipi:

  1. il Laser “Monnalisa CO2” che agisce sul tessuto delle pareti vaginali provocando delle “microlesioni”, invisibili e non dolorose, necessarie per attivare le nostre cellule ricostruttrici (fibroblasti) che producono nuovo collagene, elastina e mucopolisaccaridi, “ricostruendo” così la mucosa della parete vaginale.

 

  1. Il Laser-Erbium, che produce un effetto termico sulla parete vaginale senza creare micro lesioni. Il calore stimola il rimodellamento del collagene e la produzione di nuove fibre, ripristinando così la funzionalità originaria della vagina. L’efficacia del trattamento permane per circa un anno dal trattamento. Se per la secchezza vaginale può essere effettivamente un trattamento ottimale (più dell’80% delle donne trattate migliorano notevolmente già dopo la prima seduta), per l’incontinenza e il prolasso le percentuali di miglioramento sono però notevolmente inferiori.

 

Per la IUS esiste anche la possibilità dell’intervento chirurgico. Generalmente sono tecniche poco invasive, e hanno diverse caratteristiche a seconda della problematica e del tipo di paziente: si va dall’uso di “strisce” sotto la vescica, il collo vescicale e l’uretra che agevolano il sostegno della vescica in una posizione corretta (“sling pubo-vaginale”), all’uso di iniezioni di “massa volumizzante” (come ad esempio collagene) intorno all’area uretrale per aiutare a tenere chiusa l’apertura dell’uretra e della vescica, fino all’assorbimento della massa.

Per lievi disturbi vale quindi la pena di considerare, come prima scelta terapeutica, la riabilitazione, in quanto è priva di effetti collaterali, indolore, ripetibile e personalizzata.

Inoltre, la riabilitazione offre alla donna un’educazione e un’autonomia che rimangono patrimonio della persona anche dopo la fine del trattamento e sono fondamentali per prevenire ricadute, peggioramenti o per integrare, se necessario, altri trattamenti terapeutici qualora fossero necessari.

 

(CS)

[1]

 – Pavimento pelvico, menopausa e invecchiamento. Di Eleonora Russo, Tommaso Simoncini in Bollettino di Ginecologia Endocrinologia vol. 8:9-19, 2014

 

,